una giovane donna, un giovane uomo

“ciao, mi dici come stai? È un po’ che non si sentiamo…”
Solo sentire la sua voce la fa stare bene. È contenta che sia lei a chiamare.
“sto bene, dai non è tanto, ci siamo sentite ieri sera…”
“NO – la voce si alza un po’ di tono – ieri sera ho parlato con papà, non con te..”
E lei si chiede anche questa volta, ancora, se negli anni ha fatto le cose giuste e rispettato i doveri di una madre. Come tutte le altre volte non si da risposta e si mette ad ascoltarla, quella giovane donna, che tanto ama, che tanto stima, che tanto rispetta.
“mamma stai lì, qui fa troppo caldo per te. È il caldo di Milano, non venire, ma devi telefonarmi altrimenti mi mancano le tue idee…”
“cosa vuoi dire? Non capisco…”
“ma lo sai – e la vede con lo sguardo ridente, gli occhi color ambra e le lentiggini che puntano sulla pelle diafana e perfetta – quando sei qui cerchiamo di essere casa per cena. Sai che è bello arrivare trovare che mi hai preparato quello che mi piace? Mamma, sai che credevo di essere ingrassata per le polpette e invece no? Sono anche dimagrita…”
“quanto? Dimmelo…”
“poco, ma va bene così. Ah, ieri sera ho detto a Ivan – il suo compagno da anni, anni lunghi di quando si è giovani davvero – che avevo voglia di crepes. Lui voleva uscire, ho litigato e alla fine ho fatto le crepes. Mamma sai che ho la ricetta scritta da te, ma ci sono riuscita solo quando mi sono immaginata di fare come te. Sono venute bene.”
Lei resta in silenzio e ascolta, si rivede giovane donna come sua figlia oggi, lei mai avrebbe detto questo a sua madre.
“oh, mamma? Ci sei?”
“si scusa mi ero distratta. Con cosa le hai fatte le crepes?”
“un po’ con la ricotta e il pesto, un po’ con le fragole e la nutella. Senti quando andrai per sempre in campagna mi lasci il frullatore piccolo? Fa un pesto magnifico…”
“amore un pesto è buono per le cose che usi, non per il frullatore…”
“mamma il pesto è buono perché ho imparato da te a farlo.”
Chiacchiera, ride, racconta. E lei la vede, seduta sulla sua sedia, con la freschezza dei 20 anni, mentre si cincischia i capelli color ambra scura come gli occhi, il naso lievemente irregolare, le belle labbra e le mani dalle lunghe dita sottili, sporche di biro.
Questa figlia che è una giovane donna.
Questa madre? Chi lo sa. La sente così vicina, eppure lei è una madre che non telefona, che sta altrove, che se ne è andata altrove, che si fida da sempre, altrimenti sarebbe come smentire tutti gli anni passati a dare esempio concreto su come essere dentro la vita.
Questa giovane donna sa fino a quando possono durare i silenzi e li interrompe al momento perfetto.
“adesso vado, che voglio finire delle cose. Domani sera non chiamarmi, ma tanto ti chiamo sempre io, tu lo fai fare a papà, sono dall’altro tuo figlio e da sua moglie. Ma quanto se la tira mio fratello, con la fede al dito….e sarà mica il primo che si sposa….”
“ma se hai pianto per tutta la cerimonia….”
“MAMMA, erano le lenti a contatto….”
“ciao amore, bacio e a domani, quando siete insieme mi chiamate?”
“farlo tu? No, scusa come non detto. Ciao” lo dice con la voce secca, improvvisamente dura.
Il tempo di attaccare e risuona subito il telefono.
“ciao ma’, come va? Non ti fai mai sentire….”
“ciao bene, ma non sarei io da madre a dovermi lamentare con voi?”
Ha una bella voce, ricca di toni, spesso ridente e la sa usare, si sente nell pieno della forza, è fiero di ciò che sta costruendo, eppure con lei gli scappa sempre il tono da cucciolo, il primo arrivato, di casa.
“ma’, dovresti, ma sappiamo come sei, quindi il lavoro sporco lo facciamo noi”
“Come stai?”
“in piedi, ma adesso mi siedo. Mia moglie – e lei lo vede gonfiare il petto nel momento in cui dice “moglie” – è fuori con delle sue amiche, io sto facendomi da mangiare. Senti mi hai detto che fai gli spaghetti risottati. Mi piloti che li facciamo in diretta telefonica….ho già la pentola sul fuoco”
“lavoro, tutto a posto, casini nella norma?”
“si, per fortuna si.Ma ti ho chiamato per la pasta….”
Lo vede, con il telefono tenuto all’orecchio con la spalla, scalzo, che non ha mai sopportato le scarpe se non per dovere, così somigliante a suo padre, ma con i suoi occhi, chiari e tersi. Il profilo con il bel naso appena adunco e sempre sorridente, la barba accenata, le mani massicce con le unghie mangiate, i polsi appena scoperti dalla camicia rimboccata e la peluria che ricorda il biondo dei suoi capelli da piccolo.
Lo vede aggirarsi per la cucina, stare attento a non fare pasticci altrimenti chi la sente la sua nuovissima moglie, e prepararsi un piatto di pasta.
Lei sa che fare la pasta risottata in diretta è una scusa segreta per sentirsi un po’ loro due da soli, con qualcosa di solo loro, così non gli dice che la pentola è l’ultima cosa da mettere sul fuoco. Inizia lo stesso a spiegare psso passo, lui ascolta e cerca di scantonare dalle indicazione. Lei invece ce lo riporta.
Si ripete il loro solito copione.
Così diversa la sintonia con questo giovane uomo, ormai adulto e conscio di se. Fatta di una giusta dose di conflitto e stima e affermazione reciproca.
Così diversi questi figli, non solo per i tanti anni che li separano, non solo perché uno mascio e l’altra femmina.
Così diversi perché lei lo ha sempre saputo che ogni figlio è unico, diverso, nuovo.
Perché ogni età ci cambia dentro e lei sa che è stata mamma in due stagioni diverse della sua vita.
“Oh, mà, mi senti?”
“si scusa ero soprapensiero….”
“senti non ho la bottarga, che faccio ci metto il parmigiano?”
“si, va bene, ma non dire che sono alla bottarga. Bacio, ciao”
“si, ciao, ma per favore, te lo dico davvero, fatti sentire….”

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