Un nuovo ristorante a Milano

A Milano via Marghera è piena di ristoranti. Vanno e vengono come le nuvole di De Andrè e spesso non lasciano traccia o memoria
Oggi ha aperto Essenza. L’ho notato perchè il menù era scritto piccolo piccolo e in fondo alla pagina c’era scritto “chef Eugenio Boer“.
Sono tornata a casa, mi sono informata e ho deciso che gli do un paio di mesi di rodaggio, poi vado a provarlo.
Intanto non leggerò recensioni. Andrò ad assaggiare e poi vi dirò. Questa è la mia filosofia.
Adesso però vorrei fare un po’ memoria sul luogo in cui si trova questo ristorante, nuovo solo nella gestione, non nei muri.
Fino a 4 o 5 anni fa in via Marghera 34 c’era la Trattoria da Armando. Posizionata in quel punto in cui la via arriva dritta e filata da piazza Wagner e di colpo piega a sinistra verso piazza De Angelis, era impossibile non vederla. Anche perché oltre alle insegne sopra le vetrine, sull spigolo della curva  c’era un grande scudo con la scritta “Da Armando” messa in diagonale e vergata in corsivo in bianco su nero.  Insegna vecchio stile, in smalto nero su ferro pesante e robusto. Smalto grasso come si usava nel dopoguerra. e del dopoguerra era la trattoria. Infatti fu aperta, se ricordo bene nel ’49, ed era quello che allora era il ristorante milanese per antonomasia: la trattoria toscana.
Mio suocero ricorda di aver portato lì a pranzo i suoi genitori quando gli annunciò l’arrivo di mio marito, per cui è il ’58.
Io ci ho mangiato un paio di volte, snobbando gli antipasti e apprezzando molto la zuppa di fagioli e le polpette al sugo.
Pochi anni prima di chiudere aveva introdotto per il pranzo un menù a prezzo fisso. 10 euro per un pranzo completo, con bevande e ammazza caffè offerto dal proprietario. Lì ho mangiato i migliori spaghetti alle vongole che ricordi.
Fu un successo, ma non diede abbastanza respiro alla gestione del ristorante. Troppo grande, troppo tradizione, troppo stanchi i gestori. Allfa fine chiuse, ma non del tutto.
La licenza è passata di mano di mano, rimanendo, se non sbaglio sempre in famiglia, e Trattoria armando è diventata il Proseguo.
Le due vetrine e i locali su strada sono stati ceduti ad Ham (una vera sciagura) e il retro con giardino è diventato il ristorante. Il grande scudo nero con la firma di Armando, appeso in cortile. Ci andammo il giorno prima della partenza di Francesco per il Kurdistan e rimanemmo delusi. Forse perché i miei suoceri si rivedevano giovani sposi in attesa del primo figlio, quello che adesso stava partendo per una nuova avventura nella sua vita.
Lo sguardo deluso di mio suocero che non trovò la trippa sul menù è l’aspettativa tradita. Il Proseguo non era più La Trattoria da Armando, ma ci ammiccava.  come ai piatti e alle presentazioni più di moda. La tradizione si era persa per strada e un pessimo creme caramel mi ha fatto chiudere il cerchio.
Non ci sono più andata, non ne ho avuto occasione, ma ogni volta che passavo davanti vedevo che cercavano di inventarsi iniziative nuove per trovare clienti, ma dalle cucine uscivano odori e non profumi. Così a metà estate mi sono accorta che avevano chiuso.
Senza infamia e senza lode.
Chiuso e basta.
Poi ho visto che ci stavano lavorando ed ho temuto arrivasse qualcosa di uguale ai molti ristoranti della zona. Asiatici dall’arredamento spigoloso e anodino, hamburgerie color carta paglia e con sedie scomode, salumerie ed enoteche con bicchieri in vetro di Empoli o di cristallo da degustazione, pizzerie e ristoranti con i tavoli rustici e le saliere eleganti. Tutti ristrutturati e riaperti di recente. Tutti uguali.
Abito in zona da 30 anni, ho visto cambiare molte insegne. Ne ho viste nascere molte, morire molte di più, resistere poche. Si riconoscono perché riescono ad avere arredi, carte e camerieri demodé, ma non tradiscono le aspettative e il cliente.
Così quando oggi ho scoperto che al posto de Il Proseguo adesso c’è Essenza, primo vero ristorante di Eugenio Boer, mi sono incuriosita.
Mi auguro che sia di buon augurio per Eugenio Boer entrare in un locale che ha una storia e sappia costruire la sua.
Aspetto che si rodi, che passino i giorni dellentusiasmo dell’apertura e lo proverò.
Eugenio però stai attento, se metti in carta il Creme Caramel io lo prendo e ti giudico su quello.
Sono mezza piemontese e il Creme Caramel per me è il vero banco di prova per una cucina. La consistenza deve essere perfetta, lo stesso la temperatura di servizio, altrimenti me lo faccio io e me lo mangio a casa.

 

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