Nida, 5 uova e il pane

28 dicembre

È la nostra prima mattina a Erbil e Francesco deve andare in ufficio, ma dato che è sabato se la può prendere con più calma e mi promette che tornerà presto. Non lo farà, ma a questo sono già abituata. Sono un po’ agitata perché non sono in un posto dove mi prendo una guida e esco a vedere la città. Impiegherò la giornata a guardare e capire la casa di mio marito.

A dire il vero è mezza casa, nel senso che è il piano terra di una villetta. Si entra da un piccolo cortile, poi c’è una veranda e si passa in cucina, da lì si va in soggiorno e poi ci sono le 2 camere da letto e il bagno. O meglio c’è lo spazio per il lavabo alla sua sinistra si apre la porta dello sgabuzzino con il water e a destra c’è il locale doccia. La distribuzione dei locali è strana ma è l’attrezzatura ciò che mi colpisce. È tutto grande e grosso, se non è grande è doppio. C’è un televisore enorme, una cucina a gas gigantesca, 2 frigoriferi, un freezer, una grossa lavatrice, i condizionatori e il microonde. Tutto elettrico, nonostante l’elettricità non ci sia sempre.

La prima cosa che noto è che non ci sono termosifoni o niente che somigli a un camino. Eppure l’inverno ha temperature come quelle della pianura Padana. Solo dopo scoprirò che è una caratteristica delle case non hanno il focolare, il centro della casa è il soggiorno pieno di divani e di tavolini. In effetti ho freddo e non come fare perché manca la corrente e non posso accendere condizionatori.

Per fortuna arriva Nida e mi spiega come accendere la stufetta a cherosene.

Ma chi è Nida? E cosa c’entra con la vita di Francesco?

Potrei dire che Nida è la governante di Francesco, ma è di più.

L’ha conosciuta in un supermercato. Si è avvicinata lei perché lo ha sentito parlare in italiano e lei aveva già lavorato con italiani, le piacciono, le piace la lingua. Quindi si è fatta avanti e si è presentata come tuttofare “se avete bisogno di me chiamatemi” e gli ha mandato un messaggio con il suo numero di telefono. Tempo poco Francesco le dice che vorrebbe vivere in una casa e non più in albergo.

Nida gli ha trovato casa, lo ha accompagnato nelle complicate pratiche burocratiche e poi è rimasta a dare una mano, a stare vicina in ogni piccola necessità quotidiana.

Nida ha circa 50 anni, è cristiana e fino a 8 anni fa viveva a Bagdad. È lì che ha lavorato con una famiglia di diplomatici italiani. Poi è venuta in Kurdistan perché a Bagdad per una cristiana, divorziata che lavora con occidentali non era più una città tranquilla. Nel raccontarlo i suoi occhi grigi si incupiscono.

All’improvviso si sentono i compressori del frigorifero e del freezer ripartire e si riaccendono le luci. Ma non è quella della centrale di Erbil è quella del generatore. Ogni quartiere ha un generatore che entra in funzione durante i frequenti black out. Ecco cosa sono i festoni di cavi elettrici che ieri sera mi hanno tanto colpito.

Giuditta si sveglia e Nida corre ad abbracciarla e io le preparo la colazione.

A questo punto Nida mi porta a conoscere i negozianti della via.

Mi dice che non serve che mi copra la testa, siamo ad Ankaua, zona multireligiosa di Erbil..

Prima tappa è il panettiere. Più che un negozio è la porzione di un capannone, in fondo c’è il forno a legna basso e largo, poi vedo 2 grosse madie che contengono l’impasto e in mezzo il grande tavolo su cui viene stesa la pasta, tagliata in rombi e poi cotta. Una porta a vetri separa il laboratorio dal negozio vero e proprio.

Accanto c’è il negozio in senso lato, perché in un locale stipato all’inverosimile c’è di tutto, dalle penne ai polli surgelati, passando per frutta e verdura freschi e tutti i tipi di saponi possibili. Nida mi dice che se voglio qualcosa che non hanno me lo procurano. E qui mi perdo, posso comprare quello che riconosco, il resto no. Come glielo spiego e poi le etichette sono scritte in arabo o in curdo. Decido di limitarmi a prendere delle uova e scopro che non vengono vendute a dozzine ma cinque alla volta.

Tornando a casa e Nida mi prende sottobraccio e mi dice: “vedrai è bello qui, fidati. Puoi girare con Giuditta, puoi tenere per mano tuo marito. Si sta bene. Adesso io vado dall’americano. Gli ho trovato casa. Anche a lui.”

Mi stampa due vigorosi baci sulla guancia e mi accorgo che basta questo perché le persone attorno a me comincino a salutarmi e tentino di parlare.

Neanche un giorno che sono qui e non mi accorgo più del paesaggio che mi aveva tanto spaventato.

Il bello di questo posto sono le persone.

Capisco meglio la nuova vita di Francesco.

Rientro in casa, mi metto a chiacchierare con Giuditta e proviamo a guardare la tv, dopo un po’ scopriamo un canale di cucina, ci guardiamo e scoppiamo a ridere.

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