Romeo Bassoli

È morto Romeo Bassoli, giornalista scientifico, a L’Unità, a Zadig e poi capo ufficio stampa all’INFN. Ha fatto a tempo a vedere assegnato il nobel per la fisica a Higgs.

Questo è il mio saluto a una persona con cui ho discusso, riso, cercato frasi per spiegare concetti. Non un maestro, un compagno di di lavoro. Anche se mi chiedo come fare.  Tempo fa, forse un paio d’anni, mi disse che fare il paziente oncologico doveva pur toccare a qualcuno e si raccontò, in modo schietto. In tanti lo stanno raccontando. Non so perché ma adesso ricordo, come fosse ora, un panino mangiato assieme in via di Ripetta. Parlavamo di robe serie, di industria chimica, sostenibilità e plastica. Romeo mi ascoltava ma all’improvviso da serio che era,  si mise a ridere. Ma a ridere tanto. Cosa avevo combinato? Peggio cosa avevo detto? Perché rideva senza fermarsi? Ero incinta di 6 mesi, più che seduta ero quasi sdraiata, tesa e contratta. Stavo parlando con il Caporedattore a cui proponevo dei pezzi, avevo fatto un viaggio in treno che il medico aveva sconsigliato e mio fratello era morto da pochi giorni di leucemia. Ero molto più che tesa. Ero terrorizzata. Chi se la piglia una collaboratrice che tra poco scodella una figlia e deve conciliare poppate e conferenze stampa?

Romeo Bassoli se l’è presa e l’ha fatta lavorare.

Comunque seguii il suo sguardo e mi vidi la mia pancia e risi anch’io. Era un pallone coperto di briciole. Non solo, visto che faticavo a raggiungere il tavolino del bar, ci avevo appoggiato sopra tovagliolino, scontrino e foglio degli appunti. La cosa bella era che finalmente ridevo davvero e sentii mia figlia muoversi. A quel punto mi puntellai, scrollai le briciole, misi un po’ d’ordine tra i fogli e per darmi un contegno ordinai una birra. Romeo accettò le mie proposte e poi le corresse in modo più che pignolo. Sono diventati articoli usciti su L’Unità di cui vado molto fiera.

Mio fratello aveva taciuto la sua malattia, soprattutto a mia madre, che l’ha scoperta solo alla sua morte. Una scelta di quieto vivere che ha segnato la mia vita. Mi ha tolto la possibilità di soffrire per la sua morte in serenità, come la possibilità di parlare normalmente con mia madre. Perché anch’io le ho taciuto la malattia di mio fratello. Per una malintesa idea di quieto vivere e di pace avevo accettato di tacere. E ho sbagliato.

Romeo ha fatto una scelta molto diversa. Giusta. Oggi ne vedo tutta la differenza. La qualità.

In questo momento ho la testa piena di ricordi, frammenti ed episodi.  Meglio di me lo racconta Luca Carra.

Romeo sappi che ci mancherai tanto, ma lo sapevi già e ci hai fatto capire che noi ti mancheremo.

C’è un’altra cosa, oggi mi hai fatto ricominciare a fumare…. smetto domani.

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