il frigorifero

Era seduta lì da un po’ rigirandosi tra le mani quella lettera che le cambiava tutta la vita. In peggio.

Guardava la sua cucina chiedendosi perché mai avesse voluto crearsi quello spazio così attrezzato se non la usava mai. Ogni tanto invitava qualcuno e faceva qualcosa di speciale. Ricette per occasioni particolari, non per tutti i giorni. In effetti in cucina faceva poco o niente e c’erano giorni in cui non accendeva neanche i fornelli.. Le era costato moltissimo. Perché se non lo aveva mai usato?

Sua nonna invece cucinava, anzi faceva da mangiare ogni giorno, lo faceva per tutta la famiglia e il suo tempo, le sue giornate avevano finito con l’essere scandite con i ritmi della preparazione dei pasti e della gestione della dispensa di famiglia. Papà e mamma lavoravano e la nonna viveva con loro, anche se andava a dormire  a casa sua.

 

Si ricordò di pomeriggi passati a sgranare piselli o a pulire i fagiolini da mettere via nei vasi. Ebbe di colpo nostalgia del profumo di cibo che sentiva tornando da scuola e che già dalle scale le annunciava cosa avrebbe trovato per pranzo. Le sembrò che sua nonna riuscisse a cucinare con niente cose buone, calde avvolgenti.

 

Guardò il suo frigorifero e si ricordò del giorno in cui la mamma e il papà si vestirono molto bene e annunciarono “usciamo. Andiamo a comprare il frigider”.

 

e cosa ce ne facciamo? E poi come lo pagate, con i soldi che non avete?” La nonna non approvava e non voleva che in casa entrasse anche il frigorifero, ma suo figlio aveva deciso di regalare il frigorifero a sua moglie. E poi quella storia che lo avrebbero pagato con le cambiali proprio non le andava giù, e le faceva anche un po’ paura.

 

Mamma non dica così – la mamma dava del lei alla nonna e le parlava con un misto di rispetto, affetto e condiscendenza  – sarà come quando abbiamo cominciato e comprare il pane. Lei faticherà di meno, non dovrà più fare la spesa tutti i giorni e a tavola avremo sempre l’acqua e il vino belli freschi; Pensi non avrà più il burro dentro l’acquaio, la cucina sarà più ordinata. E si ricorda quando abbiamo preso la lavatrice? Da allora non ha più le mani rovinate…”

 

La nonna non si voleva convincere, ma sapeva che non le avrebbero dato retta. Come per il pane e la lavatrice. Lei aveva imparato a fare il pane per tutti da bambina, lo facevano anche due volte alla settimana e le piaceva farlo anche adesso. Ma con il forno a gas non veniva più buono come una volta. In pochi anni suo figlio e la nuora le avevano tolto la cucina a legna, il pane da fare, i bucati da bollire e adesso con il frigider non aveva neanche più la scusa per uscire ogni mattina. Cosa avrebbe fatto invece di andare a fare la spesa? Perché la volevano sostituire con delle macchine?

 

Tornò a guardarsi intorno. Era seduta su una sedia che aveva scelto più per l’aspetto che per la comodità. Guardò nuovamente la sua cucina e si rese conto che sua nonna non ci si sarebbe trovata, così piena di cose che avrebbe trovato inutili. Fisso il frigorifero e poi tutti gli altri elettrodomestici, i piani di lavoro e i mobili, pensò ai tanti attrezzi che aveva nei cassetti e si accorse che non sapeva come usarli.

 

Tornò a leggere la lettera con cui veniva licenziata e di colpo si accorse che le era venuta voglia di cucinare, di ritrovare i profumi che dalle scale già ti dicevano cosa c’era per pranzo.
Chissà se si ricordava ancora come si faceva? La sua nuova vita in questa nuova epoca, sarebbe cominciata con una minestra, come la faceva la nonna.

 

Sono bastate tre generazioni, poco più di 60 anni, per cambiare completamente la vita di queste donne, i gesti quotidiani, quelli che consideriamo talmente ovvi e scontati da non accorgerci di farli.

 

La fine della Seconda guerra mondiale ha portato con sé anni di sviluppo, diventati poi di boom economico. I consumi crescono e si mangia come non si faceva da decenni. Gli aiuti del Piano Marshall decretano la fine del periodo dei razionamenti, dell’autarchia, delle tessere annonarie e della borsa nera. La generazione che esce dalla Seconda guerra mondiale è la prima che scopre la possibilità di decidere cosa mangiare e quanto mangiare e lo fa senza remore, finalmente liberi dalla paura del piatto vuoto.

 

A dieci anni dalla fine della guerra i negozi di alimentari sono quadruplicati  e aprono i primi supermercati. La vendita di frigoriferi, cucine a gas con il forno, automobili e televisori cresce in modo costante per almeno 20 anni.  Arriva la tecnologia e cambia la forma e l’aspetto delle case, non ancora la vita domestica e i suoi riti. Il pranzo e la cena restano il punto d’incontro per la famiglia, il momento in cui ci si racconta la giornata, anche se di sottofondo si inizia a sentire la televisione che racconta cosa succede nel mondo e sempre più spesso lo squillo del telefono interrompe il pasto.

 

La corsa dei consumi si interrompe bruscamente nel 1973, con la crisi del petrolio e le domeniche di austerity, Per la prima volta il benessere conquistato nel dopoguerra non è più cosa certa.

A causa dell’aumento della benzina crescono anche i prezzi degli alimentari che tornano a essere un po’ meno a portata di tutti. Ma dura poco. Nell’arco di pochi mesi quella che pareva essere una crisi epocale rientra e i consumi riprendono a crescere.

 

Carne, pane formaggi, verdure, pasta, farina e zucchero ormai si trovano senza alcun problema e in grande assortimento. È il momento in cuientrano nelle cucine nuovi  nuovi prodotti in cucina che cambiano le nostre abitudini.

 

La bistecca (italianizzazione di beefsteack, comparsa per la prima volta nel 1961 su La Cucina Italiana), rapida e semplice da cuocere, soppianta i bolliti, gli spezzatini, gli stufati e tutti quei piatti di carne che richiedevano tempo, cura ed esperienza per prepararli. Il pane si compra nei negozi e non si impasta più a mano per cuocerlo poi in forni comuni. La pasta secca relega la preparazione della sfoglia casalinga ai giorni di festa.

A questi si aggiungono  le “invenzioni” di prodotti e la diffusione su larga scala dei surgelati. Sofficini, bastoncini di pesce, dadi per brodo, zuppe e minestre liofilizzate e formaggini, fino ad arrivare ai giorni nostri con le insalate già pronte e i primi piatti da scaldare.

 

Le vecchie rosticcerie, le trattorie che proponevano i  piatti tradizionali spariscono in pochi anni, soppiantate da scaffali di supermercati pieni di prodotti industriali subito pronti e dai negozi di panini all’americana.

Dai primi ravioli in scatola degli anni 60 si arriva all’esplosione del mercato dei piatti surgelati.

 

Qualunque sia il clima sociale, politico ed economico che si vive nel nostro Paese, dalla fine della seconda guerra mondiale fino all’inizio del nuovo millennio,  i consumi alimentari italiani crescono in modo continuo. Contemporaneamente cambiano i nostri gusti, che si adattano di più a quello che l’industria alimentare propone e propaganda. Poi inaspettatamente rallentano, diminuiscono e si stabilizzano. Sembra che di colpo si mangi meno e che le campagne contro lo spreco e per una alimentazione più attenta abbiano improvvisamente effetto.

 

Dopo 50 anni in cui abbiamo mangiato come non ci si ricordava da tempo e, soprattutto, abbiamo completamente cambiato il nostro orizzonte gastronomico e alimentare, sembra sia arrivato il momento di fermarsi e riflettere sulle conseguenze di ciò che facciamo. Dobbiamo sprecare meno perché non ci sono risorse ambientali per sostenere i nostri comportamenti. Concetti come impatto ambientale e proposte come la raccolta differenziata dei rifiuti sembrano venire accettati un po’ da tutti. E dove questo non succede, come in Campania, è perché c’è la Camorra che lucra sui rifiuti.

 

Poi nel settembre 2009 inizia la crisi che ancora stiamo vivendo e le cose precipitano. In pochi mesi ci si rende conto che questa volta la crisi sarà profonda e lunga, anche se nessuna dichiarazione ufficiale va in questa direzione.

 

Se fino a poco tempo prima usare con accortezza acqua, cibo, energia e risorse, quindi non sprecare, era necessario per salvare il Pianeta, adesso diventa obbligatorio per sopravvivere.
Questa volta è crisi vera, dura e cattiva. Che tocca tutti. Chi se lo sarebbe mai aspettato che tornasse la disoccupazione? Chi si aspettava di dover tornare a fare i conti al centesimo? Chi si aspettava che tutto cambiasse così in fretta? E adesso?

Eccoci qui, a dover fare i conti come faceva la nonna.

 


 

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