Ricette per il compleanno

sono 2 anni che ho aperto questo blog. Ho scritto molte cose, nate per caso, profondamente pensate.
Molte volte mi sono sfogata. altre volte ho scavato nei ricordi. Ho raccontato di momenti che mi hanno  fatto riflettere. Ho scritto di odori, sapori, piatti che sono stati importanti nella mia vita. Adesso ho finalmente deciso che scriverò delle ricette.
Il blog me lo sono aperto per raccontare ciò che vedo intorno a me. Farlo non mi costava una lira e poi così avrei salvato un po’ della mia esperienza di giornalista. Questo blog è nato perché avevo voglia di continuare a scrivere, ma le ricette non rientravano tra i miei desideri di scrittura e mi era imposta di scrivere di cibo senza cadere nella trappola della ricetta fini a se stesse.

A me piace cucinare ma lo faccio in casa, per me non è un mestiere come per altri. E poi sono un autodidatta, ho letto studiato e provato molte ricette, ma mai con lo scopo di passare la mia conoscenza ad altri. Io voglio solo fare dei buoni piatti.

Insomma non mi sentivo all’altezza, invece ho scoperto che non è così.

Il cambio di rotta me lo ha suggerito Anna Lisa, una signora di peruviana di meno di 40 anni che è arrivata in casa qualche tempo fa per darci una mano a domare il nostro disordine quotidiano.

Era un mercoledì mattina e in casa c’ero solo io. Il giorno prima avevo imposto ai ragazzi e a me stessa di metter un po’ di ordine, perché una persona che arriva a dare una mano non si deve trovare circondata dal disastro. Quando ho aperto la portai sono trovata davanti una giovane signora, che in buon italiano mi si è presentata e mi ha subito chiesto se poteva chiamarmi Iaia e non Stefania.

Sono rimasta stupita. Anna Lisa mi è stata presentata da mia suocera, che da sempre mi chiama “la Iaia”, con l’articolo davanti come si usa a Milano. Non ha mai usato il mio nome ufficiale. Quindi perché Anna Lisa aveva un problema su come chiamarmi? E così gliel’ho chiesto.

“è sua cognata che ogni volta che si parla di lei dice sempre che lei si chiama Stefania ma pretende di essere chiamata Iaia. A me non sembra che sia così, ma le ho chiesto il permesso, per rispetto”.

È stato facile trovarsi bene e lavorare insieme. Anche se le ho dovuto spiegare che non avrebbe dovuto rifare i nostri letti e che se una stanza non era in ordine lei non ci doveva mettere mano e che avremmo lavorato insieme per tenere in efficienza la casa.

“perché signora Iaia? Sono qui per lavorare, devo fare questo….”

Perché? Ma perché una casa è una piccola comunità in cui tutti dobbiamo fare qualcosa per tenerla in piedi, per poterla usare e per viverci bene.

Quel primo giorno di chiacchiera in chiacchiera, facendo vedere dove abitano scope e detersivi, è arrivato in fretta mezzogiorno, ma Anna Lisa non se ne andava. Mi fissava mentre preparavo il pranzo per i ragazzi che sarebbero arrivati di lì a poco. Una pasta alla carbonara, pratico piatto unico di successo  garantito ma dalla storia e dalle origini controverse.

“signora Iaia posso fermarmi a vedere come fa la carbonara? A me non viene bene, mi pare che lei la faccia diversa dalla mia….”

Quando qualcuno mi chiede come fare un certo piatto inizio a spiegarlo sempre dai fondamentali, tipo come si prepara la verdura per il soffritto o come si arrostisce la carne o che pentola usare, quale sia la temperatura migliore. Insomma io privilegio la tecnica di esecuzione al semplice elenco degli ingredienti. È per questo che sono sempre molto prudente nel dare le mie ricette. Sono pedante, non do niente per scontato, preciso anche la più evidente delle ovvietà .  Infatti ho imparato a fare la carbonara in modo decente dopo che mi sono studiata diverse versioni della ricetta. Mia mamma la faceva secondo la ricetta di Ada Boni e poi di Carnacina, ma a me non piacevano. Non somigliavano a quei bei piatti con una salsa cremosa che ricordavo. Fino a che ho scoperto un articolo che mi ha illuminato, ho provato e ho esultato.

E così con Anna Lisa ho cominciato a chiederle cosa non le piaceva della sua carbonara e ho capito che il problema era sempre il solito. Le veniva una mappazza e l’uovo diventata una sorta di frittata sfilacciata.

Ci siamo messe ai fornelli e le ho passato le posate e, seguendola passo passo le ho spiegato come fare. Quando i ragazzi sono arrivati a casa mi hanno chiesto chi c’era a pranzo perché avevo apparecchiato per quattro.

“c’è Anna Lisa e mangiamo la “sua” carbonara.”

Da allora ogni settimana ho preparato qualche ricetta da fare con Anna Lisa e visto che ho scoperto che riesco a spiegarmi ho deciso che d’ora in poi vi darò delle ricette, vi darò i link o i titoli dei libri da cui le ho prese. ma saranno vere e proprie ricette, perché Anna Lisa mi ha fatto capire che ci riesco. Il tutto come se fossimo insieme in cucina.

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