lunedì 18 febbraio 2013

Sono le 12 e mezza. Esco di fretta per prendere il pane e mentre faccio i 50 metri che mi separano dal panettiere mi viene in mente che devo prendere un paio di altre cosette. Così con il sacchetto del pane in mano  entro nel piccolo supermercato lì vicino.

Mentre attraverso la strada sto compilando mentalmente la scarna lista della spesa di oggi: uova, pomodori, yogurt e se lo trovo ancora in offerta il vino bianco che uso per cucinare. entro al supermercato e vedo davanti a me una signora che ho già visto. È lei che involontariamente mi indica dove sono le uova biologiche – appena arrivate nell’assortimento del supermercato e quindi non ho ancora memorizzato la confezione – e anche lo scaffale dei latticini sempre bio. Riempio il mio cestino mentre con la coda dell’occhio la vedo infilare una confezione di uova e un panetto di burro nella borsa. Ai suoi piedi il cestino con la spesa “ufficiale”, sale, zucchero e un pacco di farina. Sta rubacchiando. Passo oltre senza guardarla, ma non sono la sola ad aver visto.

Le si affianca una signora in borghese che si qualifica come responsabile del negozio e le chiede di aprire la borsa. Mi volto e la vedo avvampare e rassegnata consegnare la borsa e seguire la responsabile del negozio verso l’ufficio. Lo ammetto sono un po’ scossa dalla scena, ma è tardi e corro alla cassa.

Mentre sto tornando a casa mi telefona mia figlia: “mamma,anche se ho preso 4 e mezzo di latino, me la prendi la pizza? Mentre ti aspetto apparecchio”. Non so se faccio bene o male, se sia giusto o no. So solo che a casa non c’è neanche una pentola con dell’acqua sul fuoco e che ho voglia di tutto tranne che di inventarmi una pastasciutta in tutta fretta.

Entro nella pizzeria da asporto che ha anche i tavoli. Sta per iniziare il solito caos dell’ora della pausa pasto. Io sono davanti al banco e aspetto che impacchettino la mia porzione di pizza. Alla cassa c’è un po’ di trambusto tra i clienti che erano seduti e quelli che hanno il pacchetto in mano. Una coppia, sui 60 anni, vestita in modo normale, ne approifitta e sgattaiola via dal fondo della sala, uscendo senza pagare. Un cameriere se ne accorge e gli si fionda dietro. Li ferma e dice “oohhhh, dovete pagare la pizza…” e loro “quale pizza? siamo appena usciti dalla metropolitana….” e di buon passo se ne vanno lasciando un ragazzone basito sul marciapiede.

Adesso mi sarebbe facile dire che questi sono i segni della “crisi”, che le persone rubano per fame. Ma ci ragiono un po’ sopra. Ho i 50 metri che mi separano da casa per farlo.

Al supermercato ho visto una signora fare una spesa “ufficiale” per poco più di 3 euro e ha rubato per altrettanto. A fare la differenza sono i prodotti. Perché ha deciso di comprare sale. zucchero e farina e di rubare uova e burro? Forse per il peso dei prodotti, di certo non per il loro utilizzo specifico. Più probabilmente perché sale. zucchero e farina sono indispensabili mentre di uova e burro a ben guardare e sforzandosi bene si può fare a meno. Questo è un vero furto da povertà.

Diverso il caso della coppia che mangia e scappa senza pagare.  È molto probabile che i due non torneranno per molto tempo da queste parti. Hanno fatto i turisti in una zona della città lontano da dove abitano e sono conosciuti. A Milano è facile sparire come nascondersi. Loro si sono goduti un pasto a sbafo e sono scappati via. Forse non potevano permettersi i 20 euro della pizza al trancio, ma con la stessa cifra avrebbero potuto fare una bella spesa, cucinare e godersi dei buoni pasti per qualche giorno comodamente seduti a casa loro. Però in questo modo non si sarebbero goduti la loro passeggiata tra le vie rinomate della città, sarebbero venuti a vedere le vetrine, ci avrebbero appiccicato il naso e avrebbero guardato da fuori un mondo a cui non possono appartenere perché non hanno i soldi per comprarlo.

Rubare tre euro di uova e burro è cosa diversa che scappare senza pagare da una pizzeria. Nel primo caso c’è il bisogno. Quelle uova e quel burro con la farina sono ingredienti di infiniti piatti e preparazioni, è un piccolo lavoro domestico e quotidiano che può servire ad andare avanti in momenti difficili. C’i vuole ingegno e fantasia, ma servono ad andare avanti. Un pasto in pizzeria invece è il momento in cui ce la si gode. Forse si vorrebbe qualcosa di più, ma questo è quello a cui si arriva. Una pizzeria al trancio, due porzioni abbondanti e del vino. E poi via senza pagare il conto. Anche questo è tecnicamente un furto, ma per miseria. Umana.

Oggi è il 18 febbraio 2013. Il mese finisce tra 10 giorni. Facile dire che quelle che ho incontrato sono persone che non arrivano alla fine del mese. Guardandole ho capito che ci sono mesi diversi a seconda delle persone e dei loro desideri.

P.S. sono tornata al supermercato e ho chiesto alla mia amica commessa di come sia andata a finire. “tutto bene signora, abbiamo un fondo cassa per queste cose”. ci ho versato 10 euro e oggi, 18 febbraio, mi sento molto meglio.

 

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