Ottorina Perna Bozzi

Ho l’abitudine di leggere sempre tutti i necrologi del Corriere. Spesso leggo nomi che mi ricordano qualcosa, antiche conoscenze di famiglia che si sono perse di vista. Alle volte ricontrollo i nomi più volte sperando che si tratti di omonimia, in questi casi si tratta di nomi di coetanei conosciuti, frequentati con cui si sono persi i contatti. Ma questa mattina ho letto l’annuncio di una persona che da sempre fa parte della mia vita.

I nipoti e pronipoti annunciano che la loro zia, Ottorina Bozzi Perna, ha concluso la sua lunga e operosa vita terrena. Quel nome mi salta subito agli occhi. Non credo sia possibile un omonimia. È morta l’autrice della “Vecchia Milano in cucina”, de”La Brianza in Cucina” e de “La Lombardia in cucina”.

“Vecchia Milano in Cucina” è il primo regalo che mi fece mio marito per il natale del 1979. Gli altri li ho comprati in seguito.Sono tre caposaldi della mia libreria di ricettari. Sono libri che quando li prendo in mano sanno già a che pagina aprirsi. Dopo tanti anni le ricette quasi non le leggo più, do una scorsa veloce per verificare gli ingredienti le dosi e il tipo di pentola e cottura necessari.
I nomi delle ricette sono i solidi riferimenti gastronomici di famiglia: polpettone, minestra di riso e verze, la busecca (trippa per i non milanesi), gli infiniti arrosti e le ricette per le scaloppine, e le tre ricette per il risotto giallo. Senza dimenticare le pagine dedicate alle verdure che iniziano con gli asparagi e finiscono con la zucca. Poi i dolci, le conserve e i liquori di casa.
I suoi ricettari racchiudono il racconto di una vita domestica che sembra lontana anni luce da quello che propongono i programmi televisivi. Credo che anche per fare la più semplice delle insalate ci voglia almeno mezz’ora, senza contare il tempo per fare la spesa.

Ma la cosa più bella che è che da queste ricetta, dalla loro esecuzione, si sprigiona sempre lo stesso identico profumo. Quello che si sentiva tempo fa negli androni e nelle scale delle case milanesi e lombarde.

Anche Ottorina Perna Bozzi, come l’Artusi ha avuto la capacità e il merito di saper mettere “ordine” nella cucina lombarda e milanese. Non tanto perché da le ricette, che cambiano sempre e ognuno detiene la migliore, ma per la descrizione dettagliata e puntigliosa dei metodi di lavorazione dei diversi alimenti.

Ci tornerò, ma adesso mi sono presa i libri e me li sto riguardando, soprattutto sto leggendo le pagine che precedono le ricette vere e proprie, quelle da cui si capisce cosa si deve fare e come fare per avere un buon risultato. Pagine che descrivono il modo di cucinare, premessa fondamentale, da leggere e quasi studiare a memoria, per non sbagliare e quindi per non sprecare cibo, tempo, lavoro e fuoco. Pagine che non si trovano in tantissimi libri di ricette moderni dove tutto sembra finalizzato a fare in fretta per preparare piatti come li farebbero al ristorante.

5 risposte a "Ottorina Perna Bozzi"

  1. Maria Luisa Mauri ha detto:

    Non abito più in Lombardia da tanto, tanto tempo. Non ho dimenticato la michetta leggera come una piuma o il cono invernale di panna montata spolverata da noce moscata all’uscita da scuola. Vivo a Cagliari. Per carità’, grande cucina e tanti pani belli e buoni ma, sa com’è : si ama il posto dove si è nati e così ogni tanto torno per sentire la mia gente parlare o sentire l’odore della mia Legnano che è tanto cambiata ma la amo lo stesso.

  2. bruno bertolini ha detto:

    Tutto è nato dai tortelli cremaschi.
    Avevo visto in televisione la loro laboriosa preparazione e mi sono messo a pensare alla cucina lombarda e a quella che è stata definita sui giornali come la “musa della cucina milanese”, Ottorina Perna Bozzi.
    Il marito di Ottorina, Ernesto Perna, era amico d’infanzia di mio padre, era stato il mio padrino di battesimo e le due famiglie, si frequentavano regolarmente, a Roma.
    Mi ricordo un pranzo a casa del padre di Ernesto, il Senatore Perna, che m’incuteva una grande soggezione, e l’ammirazione per le scatole piene di meravigliose farfalle della grande collezione di Ernesto.
    A proposito di questa collezione, mi hanno raccontato che una sera, mentre Ottorina ed Ernesto stavano andando a teatro, a Milano, dove si erano intanto trasferiti, lui ha strappato il cappellino dalla testa della moglie, per usarlo come acchiappafarfalle, gettandosi tra il traffico in caccia di un raro esemplare di Samia cynthia, una farfalla introdotta in Lombardia come alternativa al baco da seta, rivelatasi poi poco produttiva, ma che sopravvive ancora in piccole popolazioni.
    Ho una copia di “Vecchia Milano in cucina” (meraviglio libro stampato su carta giallo zafferano!) che consulto spesso, e ho letto un libretto in cui Ottorina parla della villa della famiglia Bozzi a Caslino d’Erba e della Brianza di una volta.
    Ogni tanto ci si rincontrava a Roma o a Milano, e a Natale era d’obbligo telefonarsi. Il compito se l’era assunto mia zia Eda, e quando questa è scomparsa, me ne sono fatto carico io.
    Intanto Ernesto era morto e Ottorina era ricoverata in una casa di riposo. Per molti anni ci sentivamo almeno una volta l’anno, poi, un brutto giorno, una suora mi ha riferito che “La signora è stata trasferita”.
    Ho chiesto di avere il nuovo indirizzo, un numero di telefono, qualche indicazione sui parenti che avevano preso la decisione, ma mi è stata negata qualsiasi informazione.
    Così Ottorina è scomparsa.
    Oggi, cercando sulla rete, ho saputo che Ottorina è morta nel 2013, a 104 anni, e sono capitato su questo blog, dove ho letto la pagina di ricordo, e quindi mi sono permesso di aggiungere questo scritto.

    1. iaiadeambrogi ha detto:

      Grazie. Mi scuso per rispondere solo adesso. Mi colpisce una cosa,il racconto del trito delle telefonate per gli auguri nelle feste comandate, tenuto vivo da una zia e poi da lei. Nella famiglia di mio marito c’era una zia, scomparsa pochi giorni fa che faceva lo stesso. Non aveva figli ed era molto legata ai tanti nipoti e pronipoti. Sono giorni che mi chiedo chi sarà capace di raccogliere l’eredità della sua agenda e meticolasamente aggiornarla con i nuovi nati e con le vicende familiari scritte accanto a ogni nome. Intanto a me è stato dato qualcosa che trovo molto prezioso: la copia del Talismano della Felicità con gli appunti della zia per l’organizzazione di “pranzi e pranzetti”. Non amava cucinare, ma aveva un marito goloso e detestatava fare brutte figure, quindi si era costruito un piccolo manuale per cavarsela in ogni occaisone. Gli appunti della zia sono il racconto di una vita sociale che pare antica, invece hanno solo pochi decenni. Ancora grazie per il suo commento. Ci lavorerò. A presto, Iaia Deambrogi

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