Cotogne e zucca

La signora è appena davanti a me. I sacchi della spesa appoggiati per terra e lei che fruga nella borsa con aria preoccupata. Avrà sui 70 anni, portati con signorilità. Pantaloni di panno color cammello, giacca trapuntata scozzese in tinta da cui s’intravede il golf appena più scuro dei pantaloni e il filo di perle che probabilmente mette ogni giorno da molti anni e quindi porta con signorile ovvietà.

Continua a frugare nella borsa e sbuffa. Mi avvicino perché il mio pensiero è che le abbiano rubato il portafoglio. “signora ha bisogno di una mano?”

Mi guarda sconcertata. Ho anch’io i capelli bianchi e siamo vestite in maniera simile, ma ho fatto un gesto che la stupisce e sono più giovane, sono solo una che non si tinge i capelli.

“Grazie si. Non trovo il telefonino e devo chiamare la ragazza perché ho fatto troppa spesa e non riesco a portarla a casa da sola.”

“Se vuole l’accompagno io. Dove abita?”

Mi dice l’indirizzo, sono due passi. con cortese fermezza carico i suoi sacchetti della spesa nel mio carrellino e le porgo il braccio.

“Andiamo”

Usciamo dalla confusione del mercato del venerdì di largo V° Alpini, uno dei più rinomati di Milano e ci avviamo verso piazza Tommaseo, una delle zone più belle e rappresentative di ciò che fu Milano.

Pochi passi e intanto si chiacchiera. L’inizio è un po’ formale, poi via via ci si scioglie, fino alla confidenza che dura un momento ma è profondamente vera.

“Sa, quasi mi sono spaventata quando si è avvicinata. Non me lo aspetto più che qualcuno possa dare una mano e poi è da tanto che non mi fido più. Sa da quanto tempo sono stufa, stanca? Non ne posso più!”

Temo che stia per dare la stura a una serie di recriminazioni familiari, di quelle sempre uguali, sempre astiose quanto inutili. Invece no.

” Ma lo ha visto cosa succede? Prima dicono a Milano la mafia non c’è e poi si scopre che è vero, perché c’è n’drangheta. E poi c’è anche chi mi spiega la differenza tra l’una e l’altra. Ma mi prendono per scema? A me fanno schifo tutte e due e anche tutto quello che gli somiglia. Sa, ho sempre votato secondo la mia coscienza, sono una conservatrice ma liberale. Sa che ci ho pensato giorni, non ci ho dormito la notte, ma poi ho votato il sindaco di adesso. Sa conosco bene tutti e due e ho visto come stanno a tavola, come si comportano con il personale. Ho votato per quello che non è volgare. Mi capisce? Non la volgarità degli schiamazzi o delle parolacce. La volgarità è anche chi vuole essere troppo per bene e poi va a braccetto con certa gente. I miei figli si sono stupiti che io abbia cambiato idea e l’ho detto anche a loro, sono stufa di gente volgare. E adesso? Adesso è solo un pezzetto della fine. Speriamo per dopo. Sa perché Monti non m’infastidisce? Perché fa il suo lavoro, bello o brutto, giusto o sbagliato, lo fa e basta. E quando smette si fa gli affari suoi come posso farli io, o i miei figli. Monti è uno normale. Senta volevo chiederle, scusi l’indiscrezione, ma ho visto che ha preso la zucca. Come la prepara?”

La domanda sulla zucca ci precipita in una confidenza che non immaginavamo. Siamo nella grande cucina in formica e con elettrodomestici di altri tempi e lustri. È la cucina di una casa borghese che ha visto il crescere di una famiglia e il succedersi delle generazioni. Lo dicono gli  oggetti di una cucina da sempre ben arredata, secondo l’uso – non la moda- delle case di un tempo. Tutto è stato scelto perché durasse nel tempo, perché superasse le diverse epoche di una famiglia, le tante necessità, rimanendo sempre solido e affidabile. Si nota il lavello, uno dei primi in acciaio, massiccio e ancora lustro. Sui ripiani  i frullatori che hanno qualche decennio dalle forme arrotondate e i colori un po’ sbiaditi.

In questa cucina sembra che il tempo si sia fermato a 50 anni fa. Ma non è così. Ci sono i segni delle generazioni che si sono susseguite ai fornelli. C’è uno scaffale che racchiude i vecchi ricettari e quelli più recenti.
“mi hanno regalato sto’ libro di ricette, ma io uso sempre il mio. Con gli altri  non mi trovo. Ma adesso non so come fare la zucca. Poi, guardi qua, mi hanno regalato delle mele cotogne. Non ho voglia di mettermi anche a fare la cotognata. Ormai ho la mia età e adesso faccio i capricci. Senta è stata così gentile che, se non si offende le mele gliele regalo.”
E come potrei offendermi? E anche se fosse come farei a dirlo a questa gentile signora?

Le ho  raccontato di come metto la zucca intera in forno, la faccio cuocere e ne ricavo la polpa per poi farne qualcosa. “ma i tortelli me li racconta?” Vado allo scaffale, prendo il suo libro di cucine e cerco. Non la trovo, poi vedo La Lombardia in cucina, lo prendo, ed eccola la ricetta dei tortelli di zucca. La leggiamo insieme, lei ride e dice “ci proverò, se non ci riesco ti chiamo. Posso darti del tu, vero?”
Cerchiamo anche la ricetta della cotognata. Ci accorgiamo che abbiamo fatto tardi. scambiamo i numeri di telefoon e via per i nostri pranzi da preparare.

Passano due giorni, suona il telefono “se sei libera, sabato a colazione ti vorrei far assaggiare i tortelli di zucca. Pota anche i tuoi figli, ci teniamo a conoscerli. A proposito hai fato la cotognata?”
Il sabato alle 12 mi presento sulla porta di casa sua con un vasetto di marmellata e due figli al seguito, perché dovete saperlo, ma dalle nostre parti per “colazione” si intende pranzo e il “pranzo” è la cena…..
 

Una risposta a "Cotogne e zucca"

  1. lalla ha detto:

    splendido, leggevo e sorridevo, mi sembrava di vedere queste due signore, di vedere la cucina, di sentire il loro semplice e intenso rapporto che cresceva parola dopo parola, gesto dopo gesto. Che meraviglia avere la conferma che esistono persone così riservate ma aperte al mondo e senza nessuna riserva di ceto sociale, di età, di appartenenza politica. Dopo una giornata un filino complicata questo racconto mi riconcilia con la vita. Grazie

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