questa casa è un albergo

Da giorni sto mettendo ordine in casa. È un lavoro orribile, odioso, che non mi piace, che non è mai finito, ma che va fatto altrimenti non ci si gira più. Da 6 mesi sono ufficialmente casalinga, cioè da quando mio marito è partito per andare a lavorare all’estero. Gestire da sola tutta la quotidianità, la casa come si dice in gergo non è cosa facile. Così ho deciso di dire ai miei figli che, al contrario di come la pensano molti, questa casa è un albergo.

Si, è un albergo. Ha un numero di stelle che nessuna guida le può assegnare. La sua cucina è sempre aperta e offre un assortimento di prelibatezze in grado di soddisfare qualsiasi sfizio a qualsiasi ora, dolce o salato che sia. C’è sempre un letto con lenzuola fresche di bucato. I bagni sono eccellenti, i saponi di qualità e le salviette fragranti. Non va dimenticata l’ampia libreria a cui si può attingere, la televisione disponibile, lo stereo e il giornale che ogni mattina arriva prima della sveglia e la rete WiFi. Insomma questa casa è un posto bello.Quando i miei figli arrivano e mi dicono “mamma posso …” e dietro a loro, al loro sguardo, fa capolino lo sguardo di qualcun altro, c’è una sola risposta possibile: “puoi. Fate merenda? Vi fermate a mangiare? devo vedere se c’è abbastanza pane….”

E quando so che Francesco rientra in Italia, inizio ad organizzarmi giorni prima. Cucino di continuo e stipo in frigorifero o in freezer  Così tutto è pronto e disponibile quando qualcuno si affaccia alla porta. Perché fare inviti formali quando la porta è essere sempre aperta? Si arriva, si citofona e si viene accolti.

In questo albergo vale un detto “porta aperta per chi porta”. E gli amici che lo sanno, portano se stessi, vino, chitarre e curiosità. Poi c’è l’affetto, la tenerezza e il regalo inatteso, cercato apposta per stupire. E come raccontare i momenti rapidi di scambi di affetto?

Questa casa è un albergo perché è ospitale e dopo mesi che mi prendo cura di lei a tempo pieno so anche che questa casa chiede rispetto, fatto di organizzazione, di pulizia e di lavoro.

Per tutto questo ho scritto ai miei figli una lettera per chiedergli una mano.

Ragazzi da 6 mesi papà è partito. Ogni tanto torna, ma la maggior parte del tempo sta via. Quindi adesso in casa siamo in 3, non più in 4. Questo non significa solo più spazio ma più lavoro per fare anche tutte le cose che papà faceva in casa.

Tanto per cominciare voglio dirvi che la nostra casa è un albergo la cui gestione spetta a tutti e tre e cerco di spiegarmi.

Provate a capire in che casa vivete, chiedetevi perché lasciate disordine e fate casino. In quale parte della vostra vita c’è casino e disordine? Quindi ordine e disordine è fatto vostro, della vostra vita. Non infliggetelo a chi vive con voi. Nel senso che il modo che avete di vivere e gestire e uno spazio comune vi descrive nel profondo e riguarda soprattutto chi vi è accanto e di quello spazio comune fa parte.

Provate a pensare che fino a che viviamo insieme, nello stesso posto, quel posto è nostro solo se lavoriamo per starci bene.

Provate a pensare cosa vuol dire fare la spesa. Non basta uscire e prendere quello che ci attira. Bisogna sapere cosa serve, cosa è necessario e cosa indispensabile. E poi bisogna sapere dove mettere ciò che si compra, come usarlo,

Vi ricordate che prima di rifare casa perché cadeva a pezzi, prima di arrivare a decidere il progetto abbiamo fatto impazzire 2 architetti e poi ne ho scovato un terzo che di buon grado ha accettato il nostro progetto e lo ha messo su carta?

Noi abbiamo deciso insieme tutto. Abbiamo cambiato idea mille volte, perché questa casa è il nostro albergo, ostello e luogo di ogni giorno.

Non abbiamo una casa bellissima, che ci somiglia, albergo dei nostri amici, dei nostri momenti di vita. Tutti.

Ti tagli un dito? sai dov’è il cerotto, perché abbiamo deciso insieme dove metterlo.

Allora, ragazzi vi chiedo di avere cura del nostro albergo con affetto e rispetto.

In altre parole, non passerò più ore a cercare l’altro calzino. Non farò più il giro dei bicchieri abbandonati dopo una serata davanti alla tv. Non vi chiederò più i vostri spostamenti e i conseguenti orari per poter organizzare i pasti. E poi vi ricordo che sparecchiare non significa solo togliere piatti e posate dalla tavola. No, significa mettere ordine in cucina in modo che sia pronta al prossimo uso. Vi prego, fate altrettanto per i bagni, e pensate che la lavatrice e la lavapiatti non vivono di vita propria. Devo anche dirvi che la pattumiera non si svuota da sola, così come le piante non si bagnano da sole, e l’aspirapolvere da il meglio di se usandolo.

Fate come volete, quello che conta è il risultato, soprattutto  se lo raggiungete senza brontolare. Tanto quello che c’è da fare va fatto.

Da oggi in poi sono come voi, ospite di un magnifico albergo in cui tutti sono personale di servizio.

mam – 15 settembre 2012

Una risposta a "questa casa è un albergo"

  1. Nadia ha detto:

    Capisco benissimo il peso di doversi gestire una casa da sola, anche se nel mio caso era solo un periodo limitato… Dovrei anche io scrivere una lettera ai miei figli, forse non si è mai troppo piccoli per collaborare in casa 🙂

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