petizione per un museo degli odori

C’è un piccolo supermercato che ha sempre odore di pavimento lavato con acqua sporca. C’è l’androne della casa di fine ‘800 che sa di cera per legno. C’è il condominio in cui le ore del giorno sono scandite con precisione dal caffè della signora del 5° piano, il sugo del custode e la minestrina serale dei signori del 4° piano . A metà mattina in alcune giornate si sente l’odore della legna accesa per scaldare i forni delle pizzerie. A sera, anche tardi arrivano folate di grigliate, carne o pesce a seconda delle stagioni. E poi arriva, pesante sempre uguale a se stesso, l’odore del McDonald.La città, come ogni luogo, è un museo degli odori. Gli odori ci fanno entrare subito in un luogo. Appena li sentiamo, li riconosciamo, ci raccontano dove siamo, ci riportano a esperienze già note. Chi avvicinano o allontanano. Lo racconta bene Alain Corbin nella sua Storia sociale degli odori, un viaggio nel concetto di odore e di come si è contrapposto a profumo. Gli odori raccontano le case, le vie, ci informano su dove siamo, qualunque sia il posto in cui siamo. Gli odori sono una guida formidabile per entrare nei luoghi, per poterli vivere, riconoscere, decidere come comportarsi e se comportarsi.

Chissà se qualcuno ha mai pensato di fare una mappa turistica in odorama? Un elenco di odori guida per far entrare subito nella storia di un luogo.

Via Osoppo a Milano non è solo luogo di rapine. Due volte alla settimana c’è il mercato rionale. Quando sentite l’odore di pesce, siete vicini all’incrocio grande del mercato bi-settimanale, quindi è giovedì o sabato, in un orario tra le 8 e mezza e le due di pomeriggio. La stagione non è troppo fredda, perché l’odore dei riscaldamenti sarebbe forte tanto da coprire quello del pesce; nemmeno troppo caldo, perché il pesce in quel caso viene tenuto nel camion frigorifero. Più avanti, da metà mattina l’odore persistente dei polli allo spiedo indica esattamente la metà del mercato, I banche di verdura sono molto più discreti, il richiamo è allora fatto a voce. Fatima che urla “fragole vere, solo io ve le do” si sente subito e incessante e metodico dura tutta la mattinata. Si trova nel prima tratto, lei richiama i clienti con la voce e suoi capelli ricci e neri come gli occhi, 3 uomini veloci riempiono sacchetti, fanno il conto e lei incassa. Poi c’è l’alternanza dell’odore salso dei banchi delle olive e del merluzzo salato con l’odore dei formaggi.

Nel corridoio del grande condominio di montagna si affacciano infinite porte di piccoli mono o bilocali. Tutti con lo stesso micro spazio per cucinare, un bagno e quanti più letti si riesce a stipare e nascondere in un altro mobile. Il condominio si popola durante i periodi di feste comandate. Natale, carnevale, Pasqua, e i mesi estivi.

Gli odori che si sentono raccontano con precisione chi è presente, la sua età, la ragione per cui è lì e quanto si fermerà.

Nel periodo natalizio l’odore di cotechino, di polenta e carne stufata domina su tutto. Raramente si è accolti da qualche folata d’aglio, da attribuire alle preparazione di una teglia di pizzoccheri. Lo stesso vale per carnevale e anche per il ponte di Sant’Ambrogio, a cui noi milanesi se possiamo. non rinunciamo. Si tratta degli odori di cibi obbligatori, che fanno”casa di montagna in inverno” .

A Pasqua l’odore dominante è quello di arrosto.

In estate dominano gli odori di minestra, sugo di pomodoro e salsicce in padella. In questa stagione i monolocali sono frequentati da nonni con nipoti che al massimo arrivano ai 10 anni. Quindi la nonna cuciniera decide di farli mangiare come si deve e di rimediare in un mese ai disastri della mensa scolastica e della cucina della mamme che lavorano “e non hanno tempo per fare le cose come si deve”. L’impeto dietetico delle nonne si infrange sulla Coca Cola, che non ha odore, a meno che non si infili il naso nel bicchiere, ma viene consumata a fiumi.

Raramente si sente odore, meglio profumo di torta. Pochi hanno il forno. Ancora meno hanno voglia di fare dolci. Meglio prenderli dal fornaio.

A Santa Caterina c’è il panettiere. Fa un pane soffice e croccante. Saporito. Fragrante. Cioè fa un pane buono. Anche le brioches sono degne di nota. Ma il massimo sono le crostate. Fragole, mirtilli, mele. Sono buone tutte. E poi fa i biscotti ripieni. Una sorta di grosso raviolo tondo ripieno con le marmellate. Lo strudel invece non gli viene bene. È bello sentire l’odore del pane fresco al mattino.È bello andarlo a prendere, passare dal giornalaio, tornare a casa e fare colazione con calma per poi decidere come passare la giornata.

E poi c’è l’odore affettuoso che ci accoglie a casa degli amici che ci hanno invitato a cena. Quell’odore è il culmine di una preparazione laboriosa, fatta per accoglierci. Mettere ordine, pulire, apparecchiare la tavola non ha un suo odore. È solo il preludio.Il vero benvenuto è l’odore caldo del cibo già pronto.

E l’odore del cibo in campeggio, o in rifugio, o quando si ha fame, o in ospedale, o nei momenti brutti….. proviamo a raccontarlo per il Piccolo museo degli Odori.

Sono graditi i contributi.

Come a dire “ti ho aspettato”, sorridere e sedersi.

3 risposte a "petizione per un museo degli odori"

  1. mariangela ha detto:

    Io al piccolo museo ci porterei l’odore della nostalgia. Vale o è poco ortodosso e un po’ banalotto?
    E’ un mix di odori della mia Milano che da qui non si sentono più. Sono a Quito, dispersa nelle Ande. Da queste parti di odori nuovi da studiare ce ne sono a bizzeffe: la carne fritta nelle bancarelle del parco alle otto del mattino, il puzzolente odore dei dinosauri di plastica per bambini (made in china, lo ammetto, quindi internazionali), l’odore della terra che si sente al mercato, a ricordarti che quello che mangi non nasce negli scaffali dei supermercati. L’odore del cilantro, erba speziata che non sopporto e trovo inappuntabilmente in tutti i piatti locali, e quello dell’ananas, che non c’entra un granché con gli ananas a cui siamo abituati in Italia. E molto ancora. Poi, però, ci sono gli odori di casa, quelli che non dimentichi. Passatemi la citazione dell’odore del latte che sprigiona la mozzarella di bufala. E’ uno degli odori più sottovalutati. C’è anche il “profumo” dei vagoni della metropolitana milanese, droga inaspettata. L’odore di carta e di fumo della redazione del giornale, e quello di erba tagliata in piazza Vetra all’aperitivo con gli amici quando arriva il primo caldo. L’altro giorno, al parco, ho odorato una rosa che aveva il profumo della mia infanzia, lo stesso tipo di rosa che mia nonna faceva miracolosamente crescere nel suo giardino. Tutto il mondo è paese, è odore. Però la mozzarella di bufala, mannaggia, mi manca da morire.

    1. iaiadeambrogi ha detto:

      La nostalgia non è banale, forse solo difficile da ammettere. Come si fa ad avere nostalgia di un posto da cui molti vorrebbero scappare? Certo che non ho mai pensato che si potesse definire profumata la metropolitana milanese…

  2. iaiadeambrogi ha detto:

    è successo poco fa, alle 8 meno un quarto una bomba è stata fatta esplodere davanti a una scuola di Brindisi. È morta una ragazza, altri sono feriti gravi. Le notizie arrivano a pezzi, ma non le immagini.
    Tutti sono sconvolti, si vedono le immagini di ragazzi attonidi che camminano su fogli strappati, vetri e cocci. Anni fa venni spedita a fare la cronaca dell’esplosione di uno stabilimento chimico. Mi aspettavo odore di solvente e di fiammo. No. C’era solo odore di polvere. Polvere ovunque, sottile, invisibile. Polvere di mattoni e cemento frantumati. È un’odore secco, freddo, grigio, che asciuga tutto e lascia solo lacrime. Perché l’odore di uno scoppio è disperato, distruttivo, non lascia illusioni. È l’odore di ciò che non c’è più.
    se poi lo scoppio viene provocato, davanti a una scuola, uccide molto di più e per sempre.
    adesso, tra poco, si sentirà l’odore dei fiori del funerale di una ragazza.

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