paghette e stipendi

non è mai elegante fare i conti in tasca agli altri, ma la notizia che Renzo Bossi oltre allo stipendio da consigliere regionale ha ricevuto una “paghetta” dalle casse della Lega mi fa infuriare.

Facendo un conto a spanne ci troviamo di fronte a un ragazzo di 24 anni, notoriamente non brillante, ha avuto per le mani 17.000 euro al mese, oltre a svariati benefit derivanti dalla sua posizione.
Allora ci tengo a sottolineare che c’è chi con 17.000 euro netti all’anno, non al mese, tira avanti famiglie, manda i figli a scuola, va a votare e fa la raccolta differenziata. Soprattutto non fonda partiti e non da nomi bizzarri ad aree geografiche, non fa concorsi per Miss e non inventa nazioni per giocare a pallone in una presunta nazionale. E dopo tutto questo si considera anche fortunato perché sa che c’è chi ha molto di meno e poi si tiene ben stretto il lavoro che gli da lo stipendio.
C’è poi chi 17.000 euro netti se li sogna. Anche  se lavora tutti i giorni, se usa parte del suo tempo va nel a cercare lavoro e altro ancora a seguire figli e genitori e si fa le pulizie di casa da solo.
C’è chi li riceve come indennizzo per un incidente o per un licenziamento. Una cifra che chiude per sempre un litigio durato anni, costato in avvocati e umiliazioni. E poi su quei soldi ci deve pagare anche le tasse.

Quelle tasse da cui vengono presi i soldi che poi finiscono in paghette per i figli di genitori molto più sgamati di noi o dei nostri.

Allora proporrei che Renzo Bossi e suo fratello Roberto vengano immediatamente affidati ai servizi sociali, e per non offenderli e farli sentire a proprio agio questa volta li chiameremo tutor, per essere avviati a percorsi lavorativi che li obblighino a rimborsare attraverso lavori di pubblica utilità tutti gli stipendi che gli abbiamo già pagato.

Vadano a fare le pulizie nelle scuole, a imbiancarle. Vadano a fare la spesa per gli anziani che chiedono aiuto alle parrocchie. Vadano a lavare i vassoi delle mense dei poveri.

E poi niente auto privata, ci sono i mezzi pubblici o la bicicletta. E niente sprechi.

Si facciano gestire da una qualsiasi insegnante che lavora in una scuola vera, non inventata e pagata con strani finanziamenti.

E se delle paghette e degli stipendi non hanno messo via niente ne traggano l’unico insegnamento possibile: si vive anche a pane e acqua.

A 24 anni può ancora essere recuperato. Come diceva il maestro Manzi “non è mai troppo tardi”.

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