pomeriggio

Chissà dov’è quel signore dimesso che oggi ha stazionato per un paio d’ore sul marciapiede difronte a casa mia? L’ho visto mentre ero in casa al caldo.

Fermo con il cappello in mano, il cappotto grigio scuro e le mani senza guanti. Ho cercato di avvicinarlo. Gli ho dato un paio di monete, offerto qualcosa di caldo, chiesto se voleva che lo accompagnassi da qualche parte. Lui ha fissato il suo sacco rosso pieno di cose, mi ha guardato ed ha scosso la testa. Ha stretto le monete in mano e ha appena sorriso. Chissà dov’è, con la sua strana dignità e il decoro incongruente del suo abbigliamento. Mi ha colpito quando si è soffiato il naso. Con meticolosità ha tirato fuori un fazzoletto ben piegato dalla tasca, di tela. Forse era casuale, ma dello stesso colore del cappello, un beige carico. Lo ha spiegato, si è girato verso il muro si è soffiato il naso, poi si è girato e ha iniziato a ripiegare il fazzoletto per poi rimetterlo in tasca. Stava trattando un oggetto prezioso.
Poi di colpo ha preso il suo sacco e con passo deciso se ne è andato. Sono scesa di corsa per le scale, per strada, per cercarlo. Sparito.
Se lo rivedo ci riprovo.
Io quel qualcosa di caldo l’ho sempre pronto.

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