i giorni dopo

Se possibile in queste ore mi sento ancora più offesa per tutti questi anni in cui ho visto sbeffeggiare la mia vita e il mio modo di percorrerla. Ho bisogno di tempo per rendermi conto che davvero un insieme di fatti ha messo in angolo Silvio Berlusconi. Meglio di me lo dice Massiom Gramellini, raccontando 20 anni di onnipresenza.

Sta succedendo tutto molto in fretta. Forse la prossima settimana avremo un nuovo governo, che prenderà decisioni obbligate in forme e modi differenti a come solo una settimana fa immaginavamo. Da qualche parte sta succedendo qualcosa di sostanziale, ma le cronache riescono solo a restituire le solite manfrine sui veti incrociati e i vari desiderata.

Tra le tante frasi di Berlusconi citate da Gramellini , mi ha colpito non esistono poveri, ma solo diseducati al benessere.

Facile reagire adesso e mandare dietro le spalle un’affermazione così folle. Ma è con questo che faremo i conti da adesso in poi. Non possiamo più vivere sopra le nostre possibilità. Dobbiamo farci i conti. In tutti i sensi.

Io inizio a farli dalla cucina, dai carrelli della spesa. Non guardo il mio microcosmo, cosa ci racconta il rapporto Coop Nielsen, o quello della Caritas, o ancora quello di Coldiretti. Si spende meno, si compra meno da mangiare, si scelgono prodotti che costano meno. Si sta attenti. Tutti hanno paura che i consumatori, cioè noi, si abbia paura. No. Abbiamo meno soldi.

Arriva la notizia ennesima di un’industria che riduce la produzione, quindi chiude e licenzia. Si tratta della Whirlpool che taglia 600 posti in provincia di Varese. Una notizia tra le tante di questo genere, che però ho deciso di leggere bene. I tagli riguardano la produzione dei frigoriferi, in specifico il modello americano, il Side by side. Quei frigoriferi grandi, con due porte verticali, magari la macchina per fare il ghiaccio espresso o il dispenser dell’acqua. Quelli che usa sempre Nigella Lowson neille finte cucine in cui ambienta da anni i peggiori programmi di cucina che abbia mai visto. Gli stessi che vengono fotografati dalle riviste di arredamento, quelli che rappresentano opulenza. Quelli i cui prezzi superano abbondantemente i 1.000 euro.

Un anno fa ho dovuto comprare un frigorifero nuovo. Dopo 25 anni e ristrutturando casa ho pensato che potevo cambiare frigorifero. Mi sono data anche una bella motivazione “consumeremo meno energia e sarà più efficiente. Non sprecheremo più niente!”. La ragione vera è che volevo un frigorifero nuovo e più capiente. Non proprio un capriccio, ma quasi. Subito ho pensato a un bel frigorifero, grande, luminoso dentro e in acciaio fuori. Ovviamente ho pensato subito a un Side by side. Ho iniziato a girare per negozi. Guardavo i modelli e non c’era verso il frigo americano era il meglio. Poi un giorno un amico mi dice “guarda che sarà capiente, ma essendo sviluppato in verticale ha i ripiani piccoli.” Non ci avevo pensato. Ho preso il metro e ho controllato. È vero i frigoriferi Side by side hanno i ripiani piccoli. Ci sta molta roba, ma piccola. All’improvviso il mio sogno di frigorifero è svanito.

Solo allora ho guardato il cartellino con tutte le informazioni e ho scoperto che per raffreddare o congelare la stessa quantità di cibo il frigo Side by side consuma di più rispetto a qualsiasi altro modello. E poi il prezzo. Tra i 1.200 e 1.700 euro, a seconda della marca e degli optional.

Ho immediatamente cambiato idea e comprato un altro frigorifero, molto grande, un po’ tracagnotto, meno appariscente, molto efficiente, che abbiamo subito ricoperti con le calamite. E l’ho pagato 500 euro. Era in offerta perché il modello usciva di produzione.

Ci ripenso e mi torna in mente un racconto di fantascienza degli anni ’70, Effetto valanga, dove una persona decide di rimandare l’acquisto di un frigorifero e da questa sua decisione dilaga un effetto che paralizza l’economia.

Quanto sta accadendo agli operai Whirlpool è già stato raccontato. Solo che oggi è nelle pagine di cronaca e a rimandare acquisti siamo in tanti. Troppi per il modello economico impersonato da Berlusconi.

Partendo dalla piccola storia dell’acquisto del mio frigorifero, mi rendo conto che appena ho guardato in modo lucido il mio “bisogno” di frigorifero, mettendo da parte il desiderio di possedere uno specifico oggetto, ho scelto un elettrodomestico che non cambierò a lungo. Quindi l’ho considerato un investimento. Addirittura, oggi, che ho meno soldi a disposizione rispetto a un anno fa, deciderei di rinviare l’acquisto e di far durare il frigorifero che ho.

Questo comportamento è frutto della crisi e non la sua causa.

Non mi stupisce che un’azienda tagli la produzione di prodotti costosi, che hanno anche molta concorrenza.

Non mi stupisce lo sgomento con cui viene accolta la notizia da chi lavora in fabbrica.

Sono invece sconcertata dal fatto che non si siano letti i segnali premonitori. Che si venga colti impreparati.

Quasi vivessimo in due mondi paralleli; quello reale in cui ci facciamo i conti in tasca e quello fantastico in cui qualcuno che compra c’è sempre e i problemi sono altrove.

No. Basta leggere i rapporti mensile Istat per leggere i numeri del mercato fermo da mesi. Non solo non siamo più in condizione di spendere come ci ha chiesto un sistema di apparenze, ma non ne abbiamo neanche più voglia.

 

 

2 risposte a "i giorni dopo"

  1. ribaldi ha detto:

    La mia amica Gloriana ha messo un collegamento a questo tuo articolo. Ringrazio te e lei. In poche parole spieghi quello che altri direbbero in lunghi e ben pagati libroni. Aggiungerei solo la necessità che questo comportamento si trasformi, da frutto della necessità a scelta, opzione del tutto conseguente alle tue lucide argomentazioni.
    Grazie e saluti cari.
    Riccardo Baldinotti

    1. iaiadeambrogi ha detto:

      Prima di leggere il tuo commento stavo buttando giù gli appunti di una riflessione su chi deve fare e cosa in questo momento. Trovo superfluo discutere se Monti sia un massone o un salvatore. Come mi pare inutile chiedere un governo così o cos’à. Io sto cercando di capire cosa fare adesso, in altre parole: come posso comportarmi in altro modo, sono ancora capace di individuare un modo per affrontare la quotidianità senza essere schiacciata dai modelli culturali che da 30 anni ci impongono. Tra la storia di mia nonna e la mia cucina cerco di raccontare. Se vuoi contribuire – tu o anche altri – scrivimi sul blog, o su FB. Fa sempre piacere poter condividere i propri pensieri. Grazie e a presto. Iaia Deambrogi

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