metodo e ricette

31 ottobre. Mi telefona mia suocera. “Allora domani venite da noi per i ceci e le puntine?” Certo. La torta di pane è già in forno e il barattolo di zucca e zenzero è pronta per essere gustata con i formaggi. Per finire, accanto al caffè, le cotognate.

Questa è la tradizione del ponte dei morti, cioè di questi giorni. Scritta e descritta nei minimi particolari in uno dei quaderni di cucina della nonna Maria Anna, mamma di mia suocera e nonna di mio marito.

Sono tra le tante persone che non sopportano Halloween. O meglio non sopporto il suo scimiottamento che da qualche anno ci tocca subire.

Mi ricordo quando ero piccola che per il 2 novembre venivo presa e portata al cimitero a “veder le tombe”. Nomi, lapidi, foto e fiori. Le scarpe invernali appena prese, quindi un po’ larghe e rigide. Lo scricchiolio dei passi sui vialetti del cimitero. I vecchi affranti e noi piccoli intirizziti dal primo freddo. Cinquant’anni fa il riscaldamento si accendeva quando “non se ne può fare a meno”. Il balcone si riempiva di verdure per l’inverno, perché c’erano le ghiacciaie non i frigoriferi. Almeno questa è la mia esperienza.

Mi ricordo la nonna che faceva incetta di zucche, di verze, di patate e di cipolle e stivava il tutto in un cassone che teneva sul balcone. Il buio e il freddo permettevano di conservare il tutto.

Mi ricordo quando piccolissima, mio papà mi porto in una cascina dove ammazzavano il maiale. Altra incetta. Salsicce, puntine, sanguinacci, pancetta. Si sarebbe tornati per Natale a prendere salami e cotechini.

Era normale. Era giusto. Era ovvio. Era il ponte dei morti.

Si tornava a casa dal cimitero, infreddoliti e stanchi. Chilometri in tram, lasciando il posto a vecchie signore che recitavano il rosario. Il buio intorno e il freddo addosso. La nonna che si china, raccoglie una castagna matta e me la mette in tasca “che tiene lontane tarme e raffreddore”. Un binomio che non si è mai scisso nella mia vita. Tarme e raffreddore vanno assieme.

C’era una fetta di torta di pane per merenda e la nonna che metteva a scaldare la pentola della zuppa di ceci e puntine. A parte metteva su la pentola per cuocere i verzini. In casa faceva freddo, il riscaldamento si accendeva verso dicembre. Fino ad allora le dita facevano male per il freddo e anche le ginocchia. Perché alllora le bimbe portavano solo gonne e i calzettoni.

Adesso c’è Halloween. I travestimenti i menù dell’orrore, che orribili sono davvero. Ma io ho fatto anche quest’anno la torta di pane.

Ricetta, così come scritta da mia nonna Teresita:

Mettere a scaldare 1 litro di latte, sciogliervi dentro 2 cucchiai di cacao e 4 di zucchero. Mettere tanto pane secco fino ad assorbire tutto il latte. Aggiungere frutta secca (è l’occasione per finire le scorte vecchie), 2 mele pelate e affettate fini, qualche amaretto sbriciolato e 2 uova. Se alla fine l’impasto è troppo molle aggiungere altro pane o farina di castagne. Mettere in una tortiera imburrata e passata con pan grattato. Cuocere in forno non bollente fino a che lo stecco esce pulito. Si conserva per qualche giorno.

Non ci sono dosi. Non c’è l’elenco degli ingredienti. Viene dato per scontato che si conosca il piatto di cui si descrive la ricetta. Più che una ricetta, così come le conosciamo, è la sintetica descrizione di un metodo di preparazione. Tutto un altro mondo.

È vero, la torta di pane, come le polpette, la pasta al forno, e tutti i piatti della cucina domestica sono metodo, non ricetta.

3 risposte a "metodo e ricette"

  1. alex ha detto:

    Non so come mi sia trovato su questo blog ma lo trovo piacevole e ben scritto, con garbo e senza insulti, raro
    visti i tempi… Mi ricorda Brunella Gasperini e il suo modo di raccontare le vicende familiari e dare un nome agli
    oggetti di casa, ma te lo avranno già detto…. Sono un poco sorpreso ad immaginare una bambina degli anni ’60
    con la ghiacciaia in casa, davvero? oggetto mai visto, ma questo aiuta a dare colore…
    Grazie comunque, tornero’ con piacere a leggere i tuoi blog,
    cordialmente, A.

    1. iaiadeambrogi ha detto:

      Che piacere. Ricordo Brunella Gasperini? È un grandissimo complimento. La leggevo e credo che di lei si sia persa troppo presto traccia. Quanto alle ghiacciaie e alle stufe economiche ti assicuro che la casa di mia nonna, in via Scarlatti, A Milano era così. Mi ccorgo che la mia idea di casa le somiglia molto. Di allora mi è rimasto il gustol piacere di cucinare su una stufa a legna. Quelle cucine, come quelle venute dopo, sono una finestra su come viviamo. A presto, Iaia

      1. alex ha detto:

        Vedo dai tuoi scritti recenti che la situazione, a parte la dolorosa lontananza di tuo marito, e’ meno spinosa. Ne sono sinceramente contento, seguo da lontano la situazione in Italia ma, a parte la gioia intensa ma breve per la dipartita del Cavaliere, sembra che le giornate senza nuvole siano ancora lontane. Ho scoperto grazie a te quanto conforto danno patate lesse e uova sode, (con un tocco di maionese…), e sorrido pensando quanto un’abitudine di una famiglia tanto lontana, possa diventare una piacevole consuetudine anche in Florida….
        Spero di leggere presto cose nuove, ricordi, ricette, pensieri, a presto, A.

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