indignata e furiosa e invisibile

15 ottobre 2011. Oggi vado al mercato per comprare le patate, la zucca e le cipolle. No, non vado alla manifestazione di Roma. Questo non vuol dire che non sia indignata. Peggio, sono furiosa.

Me ne vado in via Osoppo e guarderò chi vende e chi fa la spesa. Anche oggi. Ci saranno donne e uomini di ogni età e origine, venditori e vigili dell’annonaria. Non ci saranno politici o consiglieri comunali o parlamentari. L’eventuale campagna elettorale è ancora lontana.

Non ci saranno neanche giornalisti, impegnati a seguire ben altre cronache in altre strade e palazzi. Come non ci saranno gli economisti, i sociologi, gli antropologi, i sondaggisti che si stanno scervellando altrove per trovare le migliori metafore per descrivere ciò che ci sta accadendo.

Così, noi ci troveremo da soli, a fare la spesa, in coda per le patate, le cipolle, il pollo allo spiedo, senza che nessuno ci importuni. Saremo in molti, che si contano i soldi in tasca e rigirano tra le mani la lista della spesa e forse riescono a scovare un piccolo lusso, uno sfizio da togliersi, tra le tante offerte di un mercato rionale. Saremo invisibili.

È questa la piazza che non fa cronaca, che è così ovvia da non venire descritta o censita. È una piazza piena di fantasmi silenziosi che fanno i conti con se stessi e le monete nel borsellino.

Circa un mese fa la Coop ha pubblicato il suo consueto rapporto sui consumi e finalmente anche i numeri confermano che le persone spendono meno e lo fanno con più attenzione. Sui giornali sono usciti titoli spaventati “gli italiani spendono meno per mangiare”.  Facile immaginare un paese sull’orlo della denutrizione. Difficile pensare a un insieme non precisato di persone che si accorgono che possono spendere in modo diverso e sprecare meno. Ancora più complesso è capire i comportamenti di consumatori a cui sta mancando la materia prima per il consumo: i soldi.

Al mercato di via Osoppo è da parecchio che vedo persone che hanno cambiato il modo di fare la spesa. Piccoli segnali, gesti infinitesimali. Le mele o le arance ordinate a numero. Se l’ambulante dice “è un chilo e mezzo. Lascio?” la risposta sempre più frequente è “no, ho detto un chilo”. E poi è sparita la vergogna nel raccattare da terra quei 2 pomodori ammaccati, quindi invendibili e finiti buttati.

Avere meno soldi, avere paura o la certezza che saranno saranno ancora meno porta a comprare da mangiare in modo più attento.

E forse anche a cucinare in modo diverso. Ma questo è un segnale più difficile da cogliere. Bisognerebbe entrare nelle case, aprire il frigorifero e la dispensa. È di nuovo osservare chi fa la spesa che in modo indiretto abbozza una risposta. Il macellaio del mercato di piazza Wagner da qualche mese fa pagare le ossa per brodo: “venivano qui, prendevano mezzo chilo di polpa e poi mi chiedevano le ossa. Adesso le faccio pagare.”.

Oggi in tutto il mondo ci sono le manifestazioni degli Indignati, domani sarà la Giornata mondiale dell’alimentazione. Mi colpisce che due appuntamenti così differenti parlino del prezzo del cibo.

Chissà se queste due piazze si parleranno, o meglio ancora, si capiranno?

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