tra piazza Napoli e via Tolstoy

inizio agosto 2010, praticamente un anno fa … durante la ristrutturazione di casa nostra abbiamo vissuto nell’appartamento di nostri amici. Doveva essere una soluzione provvisoria, nei fatti lo è stata, solo che è durata tre volte tanto il previsto. Ecco il diario dell’ultimo giorno nella casa provvisoria di piazza Napoli. Poche ore e lasciamo la casa che ci ha accolto in questo periodo. Siamo arrivati all’improvviso, l’abbiamo invasa, abbiamo messo le nostre cose come ci faceva comodo. Lei ci ha dato un tetto, acqua calda e fredda, una cucina in cui mangiare, dei letti in cui dormire. Da subito è stata la nostra casa. Ci vuole poco perché un luogo, anche precario e in prestito diventi casa. La nostra casa. Di colpo penso a tutti quelli che non sanno come e dove dormiranno questa e qualsiasi altra sera. Penso a loro e improvvisamente i ritardi dei muratori diventano quasi sopportabili. Mi piace sorridere alla gente, non ho bisogno di cercarla. È lei che mi viene incontro. Esco e faccio un giro tra le vie che mi sono diventate usuali. Leandro, il panettiere peruviano, è in ferie. Sabato mi ha salutato baciandomi sulle guance e regalandomi una focaccia, e 4 brioches salate. Anche l’edicolante è in ferie da sabato. Con l’ultima copia del Corriere mi ha regalato un Tex per mia figlia. Ha invece riaperto l’altro panettiere, quello che vende di tutto. Lì, solo lì, ho trovato la tazza delle colazione che il Francesco cerca da anni. Avete presente le ciotole di ceramica tutte scanalate, vecchio stile, quelle che si tengono bene tra due mani aperte, che sono parte integrante di tutte le case delle nonne? bene, quelle, ma con il manico. Non avrei mai immaginato di chiedere a un panettiere: “2 francesini, un pezzo di focaccia, una tazza gialla e 2 bottiglie di Schiava (nel senso di vino)” e di vedermi consegnare il tutto senza fare una piega. Pago e vado dall’erborista di fronte per un giro di cremine da vacanza. In vetrina vedo un anello, enorme vistoso, magniloquente. Ha il cartellino del prezzo. La mia scuola di pensiero è: o grande gioielleria o grande bigiotteria. Entro, agguanto un solare antirughe (?) e chiedo di provare l’anello. Alla fine esco avendo comprato un anello, una collana tipo turchese, un braccialetto e un anello in parure per mia figlia, un profumo e, già che ci sono anche il solare. L’erborista è una bella ragazza calabrese, laureata in farmacia, che odia chi le chiede le diete, chi le impone a figlie e sorelle. “perché mangiare è piacere originario e poi non siamo fatte per sembrare altre. Siamo e basta.” È lei che fa gli anelli e le collane. Ci perdiamo in chiacchiere e ci scambiamo i telefoni perché a settembre io le insegno a fare la sfoglia a mano e lei a fare anelli. Chissà se ci riusciremo… ma è bello crederci. Altra tappa, il caseificio. Entro e quando è il mio turno chiedo: “senta, per sabato mattina mi prepara due bufale da mezzo chilo, una ricotta fresca, una stagionata, una fetta di provolone, due primo sale, mezza forma di fresco alle erbe e il vostro burro?” “va in vacanza? se vuole consegniamo noi …” ” no, grazie non si disturbi, passo io, ho il frigo in macchina.” “questo lo offre la casa …” e mi piazza in mano un cacioricotta stagionato che parla da solo, con il suo profumo. Strano a dirsi, ma siamo a Milano. In questa città, poco distante dalla circonvallazione e dai tram, c’è un posto dove fanno tutti i giorni mozzarelle, ricotta e burro freschi. Il latte di bufala arriva all’alba e loro lo lavorano. No, non è ovvio. Neanche normale. Bello, buono e gradevole come il profumo di cagliata calda che si sente al mattino presto. Ultima tappa, il Vinat. Un negozio pieno di ogni sorta di vino, liquore, olio e aceto rigorosamente di produzione italiana. L’ho scoperto per un cartello giallo con una scritta nera che dice “offerta 3 bottiglie Ortrugo piacentino ….” Non leggo neanche il prezzo, entro per comprarne almeno 6 bottiglie. L’Ortrugo è uno dei miei bianchi preferiti. “signora, ma lo conosce? Aspetti, lo assaggi…” è un attimo. La bottiglia è stappata, il bicchiere e il piatto con due fette coppa e un pezzo di pane si materializzano. Temperatura perfetta e il profumo di uno dei vini che più amo mi avvolge. Questa volta chiedo la consegna a casa, ma a settembre. 12 bottiglie di Ortrugo, 12 di Friulano – che è il nome di adesso del Tocai prodotto in Italia -, 6 di Bonarda piemontese e 12 di Gutturnio. È la scorta di vini per il prossimo anno. “mi posso permettere? e aggiunge sul foglio 1 ratafià, 1 vermut, 1 barolo chinato, 1 maraschino di Zara. “omaggio della casa” Sono in imbarazzo, non so come dirgli che ho bisogno anche di una bottiglia, anzi di quella bottiglia che guardo sognante da almeno un mese, di Calvados. Dico che è un regalo. Non è vero, ma come spiegargli che noi amiamo solo i liquori secchi e aromatici … Pago. Altri saluti, altri baci e anche un vasetto di miele con senape da accostare ai formaggi. Ho speso un sacco. Domani lasciamo piazza Napoli, che è stata la nostra casa e il nostro quartiere per due mesi. Ma di provvisorio in questo periodo non c’è stato nulla. Invece quando tornerò sarò un po’ turista. Peccato.

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