gesti e generazioni

Ci deve essere stato un giorno preciso in cui guardandomi in giro nella mia cucina mi sono resa conto che mia nonna, se vi si fosse trovata, mi avrebbe chiesto perché mai avevo bisogno di tutti quegli aggeggi elettrici, con quello che costa la luce!

Tra la cucina di mia nonna e la mia passano circa 70 anni, in mezzo ci sta quella della generazione dei miei genitori e dei miei suoceri.
In fondo è poco tempo, ma dobbiamo contare che in questi anni c’è stata la stagione delle guerre, delle ricostruzioni, dell’autarchia, del boom economico fino all’esplosione del design e della bulimia tecnologica.
Sono poco più di 70 anni, ma sono anni-luce.
Nella mia cucina ho un fornello con 5 fuochi, un forno a gas da 65 litri, un forno a microonde da 22, un’affettatrice, una lavapiatti, un frigorifero-congelatore da 500 litri.
Dispongo poi di differenti tipi di robot da cucina, un frullatore a immersione, un impastatrice planetaria, la macchina per tirare e trafilare la pasta fresca e qualcosa d’altro che non ricordo.
Tutto a motore, tutto elettrico.
La cucina di mia nonna, che ricordo bene, aveva un fornello a due fuochi appoggiato su un ripiano e alimentato con una bombola, aveva poi la stufa economica a legna per cuocere e la Warmorning che andava a carbone per scaldare.
L’acqua in casa era solo fredda, scaldata all’occorrenza. C’era una piccola ghiacciaia che ogni giorno aveva bisogno di un nuovo blocco di ghiaccio. I frullatori non c’erano, ma ottimi coltelli e frullini a manovella.
Il passaggio intermedio è la cucina della generazione di mia madre e di mia suocera , che si sono sposate nel dopoguerra.
Compaiono la cucina a gas con forno e spazio per la bombola, frigorifero e boiler elettrico. Mia mamma si sposò nel ’48 quindi non era ancora tempo di lavapiatti e frullatori, che invece aveva mia suocera, sposata nel ’57.
Rifaccio molto spesse le ricette imparate da loro.
Oltre ai ricordi fanno testo i ricettari di casa e i quaderni su cui sono annotate le preparazioni.
La vera differenza rispetto alle mie nonne, a mia mamma e mia suocera sono i gesti e i rituali.
Mia suocera oggi nella sua cucina ha quasi tutte le attrezzature che ho anch’io. Ma le usa con parsimonia, in fondo le sente un po’ estranee.
L’ho osservata a lungo. I suoi gesti in cucina riecheggiano quelli di sua madre.
Una volta mentre cucinavo insieme a lei, nella sua cucina, mi sono resa conto che io cercavo i piccoli elettrodomestici per usarli, perché fanno parte del mio corredo mentale, mentre lei no.
Non li vive così.
Io faccio paté, pasta fresca, pane anche quando non è festa, solo per il gusto di mangiarli. Vado con mano sicura verso i miei attrezzi elettrici e preparo. I tempi si sono ridotti almeno a un quinto di quanto riportano i vecchi libri, la fatica fisica praticamente cancellata. E poi è molto più semplice pulire.
Mia suocera appena può fa tutto a mano, mentre mio suocero guarda languire inutilizzato il pratico elettrodomestico che le ha regalato. Lui non capisce.
Io forse si.
Siamo generazioni diverse.
Questo ci rende profondamente diverse, anche se i pasti che prepariamo in fondo si somigliano.
Non è cambiato l’obiettivo, sfruttare gli ingredienti al massimo applicando un atavico concetto di economia domestica, ma i riti di preparazione, i gesti.

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